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Guido Di Stefano - Tratto
da "La Giara" anno IV n°4
Rassegna Siciliana della Cultura
dell'Arte della Scuola
Una Via Crucis e un artista (4/5)
E
quel precipitare su di noi del corpo di Cristo, nella terza caduta, a
materialmente gravarci di un peso che è nostro e su cui sembra
levarsi, come un disperato a solo, il nitrito del cavallo, in cui
culmina il quadro. E la mirabile scena finale, la Deposizione,
così largamente composta su due diagonali, sensibilizzata dal
drammatico gesticolare dell'albero spoglio, su in alto, e come aspirata
dal sepolcro vaneggiante nel basso, che sembra aprire nel quadro
metafisiche prospettive.
E l'esemplificazione potrebbe continuare, che in ognuna delle quattordici formelle troviamo varietà, complessità e sapienza compositiva, nobiltà ed originalità nei particolari; e, quel che più conta, sincerità di sentimento, di profondo sentimento religioso, senza alcuna retorica.Ma preferiamo additare l'opera e ritrarci subito indietro tra gli spettatori, poiché le traduzioni ed allusioni verbali, solo strumento di cui disponiamo, sono sempre inadeguate e sospette di letteraria divagazione.
E l'esemplificazione potrebbe continuare, che in ognuna delle quattordici formelle troviamo varietà, complessità e sapienza compositiva, nobiltà ed originalità nei particolari; e, quel che più conta, sincerità di sentimento, di profondo sentimento religioso, senza alcuna retorica.Ma preferiamo additare l'opera e ritrarci subito indietro tra gli spettatori, poiché le traduzioni ed allusioni verbali, solo strumento di cui disponiamo, sono sempre inadeguate e sospette di letteraria divagazione.


