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Guido Di Stefano - Tratto
da "La Giara" anno IV n°4
Rassegna Siciliana della Cultura
dell'Arte della Scuola
Una Via Crucis e un artista (1/5)
Chi entri nella restaurata
Chiesa palermitana della Magione, dopo aver ammirato i nitidi, slanciati
ed articolati lineamenti architettonici della risorta Basilica,
avrà la sorpresa di scorgere tutt'attorno, sulle nude ma
calde pareti, le formelle di una inusitata "Via Crucis".
E diciamo inusitata, perché troppo spesso questo "soggetto", pur così ricco di motivi divini ed umani, è affidato a mani artigiane, che non sanno interpretarlo che nelle forme della più stanca tradizione od in quelle dolciastre e ipocritamente sentimentalistiche, anche laddove si camuffino dietro qualche superficiale aggiornamento stilistico, della comune industria immaginifica religiosa; ragione ogni volta di rinnovata delusione e sconforto, e per la falsità delle opere e per l'occasione sempre nuovamente fallita.
Sorpresa, dunque, e conforto ci dà la scoperta di questa "Via Crucis", che nelle sue quattordici formelle narra, come in quattordici sonetti, il suo poema di dolore e di morte, con una intensità ed una castità veramente esemplari.
E diciamo inusitata, perché troppo spesso questo "soggetto", pur così ricco di motivi divini ed umani, è affidato a mani artigiane, che non sanno interpretarlo che nelle forme della più stanca tradizione od in quelle dolciastre e ipocritamente sentimentalistiche, anche laddove si camuffino dietro qualche superficiale aggiornamento stilistico, della comune industria immaginifica religiosa; ragione ogni volta di rinnovata delusione e sconforto, e per la falsità delle opere e per l'occasione sempre nuovamente fallita.
Sorpresa, dunque, e conforto ci dà la scoperta di questa "Via Crucis", che nelle sue quattordici formelle narra, come in quattordici sonetti, il suo poema di dolore e di morte, con una intensità ed una castità veramente esemplari.


