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Aldo Gerbino - Tratto da Opera Salesiana “Antonietta e S. Aldisio”
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
(9/18)
Di eguale intensità sono i sei pannelli in alto rilievo posti nella Cappella della Stazione Centrale di Palermo. I temi (“L’Annunciazione”, “La Nascita”, “La Fuga in Egitto”, “Il Battesimo”, “L’Ultima Cena”, e “L’Insegnamento di Gesù”) denunciano una profonda adesione alla storia religiosa, alle parabole e alle allegorie che da esse promanano e che si riflettono su tanti stilemi della nostra cultura. D’altronde in tutte le “Vie Crucis” realizzate da Alessandro Manzo, linea e segno, forma e volume costituiscono l’impianto “scenico” prima, il gioco armonico dei corpi dei protagonisti che mai eccedono poi. I tristi e scarni “oggetti” di morte concorrono a costruire, oltre la simbologia della sofferenza, il nucleo di una speranza mai prossima ad abdicare ma piuttosto pronta ad incarnarsi come progetto di salvazione, attesa del dopo la morte, della resurrezione e della purificazione della propria anima.
“L’arte è il linguaggio dell’anima, per questa ragione molti artisti sensibili traggono esaltante ispirazione dal misticismo che emana dalla fede religiosa così ricca di valori divini ed umani”.
Di eguale intensità sono i sei pannelli in alto rilievo posti nella Cappella della Stazione Centrale di Palermo. I temi (“L’Annunciazione”, “La Nascita”, “La Fuga in Egitto”, “Il Battesimo”, “L’Ultima Cena”, e “L’Insegnamento di Gesù”) denunciano una profonda adesione alla storia religiosa, alle parabole e alle allegorie che da esse promanano e che si riflettono su tanti stilemi della nostra cultura. D’altronde in tutte le “Vie Crucis” realizzate da Alessandro Manzo, linea e segno, forma e volume costituiscono l’impianto “scenico” prima, il gioco armonico dei corpi dei protagonisti che mai eccedono poi. I tristi e scarni “oggetti” di morte concorrono a costruire, oltre la simbologia della sofferenza, il nucleo di una speranza mai prossima ad abdicare ma piuttosto pronta ad incarnarsi come progetto di salvazione, attesa del dopo la morte, della resurrezione e della purificazione della propria anima.
“L’arte è il linguaggio dell’anima, per questa ragione molti artisti sensibili traggono esaltante ispirazione dal misticismo che emana dalla fede religiosa così ricca di valori divini ed umani”.


