» Recenzioni critiche | Indice critica |
Aldo Gerbino - Tratto da Opera Salesiana “Antonietta e S. Aldisio”
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
(7/18)
Molto bella la XIII e la XIV stazione (“Gesù deposto dalla Croce”, “Gesù posto nel sepolcro”), dove al di là delle drammatiche rappresentazioni è la “linea” che costruisce l’impianto assonometrico, il substrato sul quale giostreranno a poco a poco e con delicata armonia i corpi negli spazi predisposti e gli atteggiamenti dolorosamente contenuti nelle tetre atmosfere del Calvario.
Sull’importanza del rapporto tra linea e plasticità Giovanni Corrieri così si esprime su Manzo: “Appare evidente – scrive – come il plasticismo di Alessandro Manzo è linea prima di essere forma ed è segno prima di divenire volume; è un segno di una fluidezza e di una modulata continuità da essere spesse volte sfuggente; una linea che richiama le dolci modulazioni di Francesco Laurana, dei maestri gotici. Questa espressione secondo tale stile lineare conduce conseguentemente all’”essenzializzazione” delle masse plastiche, le figure sono ridotte alla loro semplicità essenziale liberate dagli inutili completamenti e minuzie formali”.
Molto bella la XIII e la XIV stazione (“Gesù deposto dalla Croce”, “Gesù posto nel sepolcro”), dove al di là delle drammatiche rappresentazioni è la “linea” che costruisce l’impianto assonometrico, il substrato sul quale giostreranno a poco a poco e con delicata armonia i corpi negli spazi predisposti e gli atteggiamenti dolorosamente contenuti nelle tetre atmosfere del Calvario.
Sull’importanza del rapporto tra linea e plasticità Giovanni Corrieri così si esprime su Manzo: “Appare evidente – scrive – come il plasticismo di Alessandro Manzo è linea prima di essere forma ed è segno prima di divenire volume; è un segno di una fluidezza e di una modulata continuità da essere spesse volte sfuggente; una linea che richiama le dolci modulazioni di Francesco Laurana, dei maestri gotici. Questa espressione secondo tale stile lineare conduce conseguentemente all’”essenzializzazione” delle masse plastiche, le figure sono ridotte alla loro semplicità essenziale liberate dagli inutili completamenti e minuzie formali”.


