» Recenzioni critiche | Indice critica |
Aldo Gerbino -
Tratto da Opera Salesiana “Antonietta e S. Aldisio”
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
(4/18)
Anche immerso nello stesso rigore formale il “Crocefisso” ligneo del ’65, ripercorre prima i temi dell’umano poi quelli del divino, ma con l’umiltà dell’artista consapevole della sua limitatezza. Il corpo del Cristo è una dolorosa articolazione dei vari segmenti flessi leggermente e dolorosamente immoti; è un susseguirsi di angolazioni che consentono al corpo stesso di significare, più che nella plasticità intrinseca, la liricità dei segni, saggiando la profondità dell’angoscia nel racconto straziante e straziato della crocifissione.
Per molti aspetti questo modo di raggiungere il dolore nell’assorto stupore dell’analisi espressiva si condensa nelle diverse “Teste” dove i profili di sezioni e le escavazioni del taglio del legno denunciano una attenta ricerca anatomica, ma non per questo un asservimento al dato accademico. Il profilo, e soprattutto lo sguardo, sono i marchi inequivocabili di una maturazione linguistica nel “fare” scultura.
Il percorso dell’uomo ha troppe similitudini, per Manzo, con il percorso del Dio fattosi uomo. Questa “via” è sorretta dall’artista siciliano da una grande qualità:quella della misura espressiva, dell’equilibrio, nulla concedendo alla facile retorica dell’imago.
Anche immerso nello stesso rigore formale il “Crocefisso” ligneo del ’65, ripercorre prima i temi dell’umano poi quelli del divino, ma con l’umiltà dell’artista consapevole della sua limitatezza. Il corpo del Cristo è una dolorosa articolazione dei vari segmenti flessi leggermente e dolorosamente immoti; è un susseguirsi di angolazioni che consentono al corpo stesso di significare, più che nella plasticità intrinseca, la liricità dei segni, saggiando la profondità dell’angoscia nel racconto straziante e straziato della crocifissione.
Per molti aspetti questo modo di raggiungere il dolore nell’assorto stupore dell’analisi espressiva si condensa nelle diverse “Teste” dove i profili di sezioni e le escavazioni del taglio del legno denunciano una attenta ricerca anatomica, ma non per questo un asservimento al dato accademico. Il profilo, e soprattutto lo sguardo, sono i marchi inequivocabili di una maturazione linguistica nel “fare” scultura.
Il percorso dell’uomo ha troppe similitudini, per Manzo, con il percorso del Dio fattosi uomo. Questa “via” è sorretta dall’artista siciliano da una grande qualità:quella della misura espressiva, dell’equilibrio, nulla concedendo alla facile retorica dell’imago.


