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Aldo Gerbino - Tratto da Opera Salesiana “Antonietta e S. Aldisio”
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
Parrocchia S. Domenico Savio - Gela
La Via Crucis di Alessandro Manzo a Gela - Cultura Figurativa Nel Secondo Dopoguerra E Sacro Nell’Arte - A cura di Gesualdo Ventura
Sotto l’Alto patrocinio del Sig. Ministro della P.I.
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Allora si riscoprono quelle parentele con Germane Richier ricordateci da quel religioso scrittore che fu Calogero Bonaria che ci narra come il “Crocefisso” di Richier fosse stato rimosso dalla chiesa di Assy “per lo scandalo che destava la sua forma nuda e secca come quella di un ramo morto”. Ma è nella stringatezza plastica e soprattutto nella sovrapposizione spaziale dei segmenti corporei che tutto diventa esempio di una globale metafora del corpo. Corpo, infatti, è mediazione con il divino: come la linea curva fu per il grande Moore mediazione con le categorie dello Spazio e del Tempo e come le ellissi segnino-fantastiche di Mirò avevano una valenza d’ordine sacrale poiché la sua arte (lo rivela Armando Ginesi) “precede il senso delle cose, precede la ragione di Dio”, egli è tutto immerso in “quel canto libero e felice” di matrice precartesiana, secondo il giudizio di Argan, e proprio per questo tocca le sfere della divinità. Ora Manzo, carico di queste lezioni, entrando nel mondo cartesiano, vuol ritrovare il suo “canto libero” e la sua incantevole ricerca dell’io.
Allora si riscoprono quelle parentele con Germane Richier ricordateci da quel religioso scrittore che fu Calogero Bonaria che ci narra come il “Crocefisso” di Richier fosse stato rimosso dalla chiesa di Assy “per lo scandalo che destava la sua forma nuda e secca come quella di un ramo morto”. Ma è nella stringatezza plastica e soprattutto nella sovrapposizione spaziale dei segmenti corporei che tutto diventa esempio di una globale metafora del corpo. Corpo, infatti, è mediazione con il divino: come la linea curva fu per il grande Moore mediazione con le categorie dello Spazio e del Tempo e come le ellissi segnino-fantastiche di Mirò avevano una valenza d’ordine sacrale poiché la sua arte (lo rivela Armando Ginesi) “precede il senso delle cose, precede la ragione di Dio”, egli è tutto immerso in “quel canto libero e felice” di matrice precartesiana, secondo il giudizio di Argan, e proprio per questo tocca le sfere della divinità. Ora Manzo, carico di queste lezioni, entrando nel mondo cartesiano, vuol ritrovare il suo “canto libero” e la sua incantevole ricerca dell’io.


